Collezione Digitale sull'Arte e la Politica in Italia negli Anni Sessanta e Settanta

dall'Archivio della Fondazione Echaurren Salaris

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Sebbene porti un nome non italiano, Pablo Echaurren è nato nel 1951 a Roma, dove attualmente lavora. Negli anni Settanta, col suo segno ha saputo interpretare i sogni dei figli del boom tra cultura beat, pop, underground, voglia di libertà e impegno politico. Oggi, continua a trarre alimento da umori e tensioni che attraversano questo nostro mondo, villaggio-metropoli globale. Echaurren reca nel proprio Dna culturale quell’imprinting dell’avanguardia che consiste nel vivere l’arte come uno strumento per trasformare la vita, come una magia tutt’altro che sacra o individualistica, ma, anzi, duttile e giocosa, legata alla socialità e alla quotidianità.

Cresciuto nel mito di dada e del surrealismo, su indicazione di Gianfranco Baruchello, con cui Echaurren era in un profondo sodalizio, è stato scoperto nel 1970 dal critico-gallerista Arturo Schwarz, che poi ha fatto conoscere la sua pittura in Italia e all’estero. Sullo sfondo dell’ultima pop art, dell’arte povera, del minimalismo e del concettuale, nei primi anni Settanta egli ha messo a punto una propria cifra stilistica in grado di dialogare anche al di là del mondo dell’arte. Da allora la sua produzione si è sviluppata all’insegna della contaminazione fra generi, fra alto e basso, arte e arti applicate, secondo un approccio progettuale, manuale e mentale, tipico del laboratorio che, peraltro, vanta una lunga tradizione, dalle botteghe medievali e rinascimentali fino alle case d’arte futuriste. Ne discende un’idea dell’artista come artefice e inventore a tutto campo, indifferente agli steccati e alle gerarchie che solitamente tendono a comprimere la creatività.

Nel 1977 ha interrotto la propria attività »professionale« (intesa come rapporto con gallerie d’arte, esposizioni e mercato) per diventare redattore del quotidiano »Lotta continua« (cui già collaborava dal 1973) e legarsi al Movimento del ’77 e agli Indiani metropolitani. Questa scelta è stata del tutto coerente con la tensione a praticare un’arte collettiva e anonima in cui l’artista perde definitivamente la sua aura e la propria posizione elitaria. A tale periodo si riferiscono molte autoproduzioni, come »Oask?!«, »Abat/jour«, »Wam«, »Il complotto di Zurigo« e »Materiali«, tutti fogli nati sull’onda della contestazione e della presa di posizione in favore dell’ironia e della dissacrazione di ogni integralismo politico. Il suo percorso pittorico va dai primi acquerelli e smalti minimalisti alle tele degli anni Ottanta e Novanta, in cui s’incrociano richiami all’immaginario fumettistico e al graffitismo, riferimenti alle avanguardie storiche e il ricordo della pop art. Fino alla produzione più recente, in cui il tema della cancellazione delle scritte murali genera un nuovo alfabeto simbolico, la divisione cromatica suggerisce una complessità dei territori e rivela la dimensione politica del suo lavoro.

Dall’inizio degli anni Novanta egli si è impegnato anche nel campo della ceramica, innestando in una visione moderna antichi richiami, quali l’iconografia sudamericana e la grottesca faentina, una delle forme del manierismo, nata nel Cinquecento in seguito alla scoperta delle pitture parietali della Domus Aurea. Ma al tempo stesso Pablo Echaurren ha pubblicato diversi pamphlet, romanzi sul mondo dell’arte contemporanea e ha svolto un intenso lavoro ›applicato‹, lasciando il proprio segno su copertine di libri (a partire da quella per Porci con le ali), illustrazioni per giornali (siano essi testate ufficiali o fanzine della controcultura), fumetti, pubblicità, manifesti, copertine di dischi e Cd, orologi, francobolli, in un andirivieni tra underground e overground. Profondo è sempre stato il legame con la figura di Marcel Duchamp a cui Echaurren ha fatto riferimento in opere e scritti fino alla pubblicazione del libro che mette insieme i suoi pensieri sul padre del readymade, Duchamp politique (2019; 2020).

Una bibliografia completa del lavoro di Pablo Echaurren trovasi nel nostro OPAC.


Il progetto

La collezione digitale sull'arte e la politica in Italia negli anni sessanta e settanta è frutto di una felice collaborazione della Bibliotheca Hertziana con Pablo Echaurren e Claudia Salaris nell'ambito dell'iniziativa di ricerca Rome Contemporary del dipartimento di Tristan Weddigen. Si tratta di oltre 1.000 documenti riprodotti ad alta risoluzione, il che corrisponde a circa 30.000 scansioni di pubblicazioni rare. Vorremmo ringraziare in ordine alfabetico Marica Antonucci per il supporto scientifico, Flavia Benfante per la catalogazione, Marieke von Bernstorff per le relazioni pubbliche, Roberto Franco per la digitalizzazione del materiale audio, Golo Maurer per la supervisione bibliotecaria, Vincenzo Pollari per la scannerizzazione dei documenti e in particolare Klaus Werner per la banca dati e il sito web.

Documenti suscettibili di essere protetti dal diritto d'autore non sono pubblicamente accessibili su questo sito.

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