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Libro Terzo del Colore,

Di Gio. Paolo Lomazzo, Milanese Pittore.

Della virtù del Colorire. Cap. I.

Non è dubbio, che tutte le cose ben formate, è condotte per disegno; è doppoi colorite secondo l’ordine loro non rendano il medesimo aspetto che rende la natura istessa in quel moto, ò gesto. Peroche sino à gli cani vedendo altri cani dipinti dietro gl’abbaiano, quasi chiamandogli, è sfidandogli; credendo che siano vivi per la sola apparenza: non altrimenti che facciano vedendo se stessi in uno specchio; come si narra haver fatto un cane che nè guastò uno ch’aveva dipinto Gaudentio sopra una tavola di un Cristo, che portava la Croce, à Canobio. E si legge gli ucelli, esser volati ad altri ucelli perfettamente rappresentati; come fecero quelle pernici, che volarono alla Pernice dipinta da Parrasio sopra una colonna nell’isola di Rodi. Racontano gl’historici, che fù già dipinto un drago in Roma cosi naturale nel Triumvirato, che fece cessar gl’uccelli dal canto. E fù cosa più maravigliosa quella pittura nel Teatro di Claudio il bello; ove si dice che gli volarono negl’occhi i corvi ingannati dall’apparenza delle tegole finte, & volsero uscire per quelle finestre finte, con grandissima maraviglia è riso, de’i riguardanti. E historia nota à ciascuno di Zeusi che dipinse certi grappi d’uva tanto naturali, che nella piazza del Teatro vi volarono gli uccelli per beccargli; è ch’egli medesimo restò poi ingannato del velo, che sopra que’ grappi d’uva havea dipinto Parrasio. Mì sovviene ancora di quella grandissima maraviglia del cavallo dipinto per mano d’Apelle, à confusione d’alcuni pittori che lo gareggiavano; il quale tantosto che i cavalli vivi hebbero visto, cominciarono à nitrire, sbuffare è calpestrar co’ piedi in atto d’invitarlo à combattere. L’istesso Apelle dipinse quel mirabile Alessandro co’l folgore in mano; il qual mostrava tanto rilievo. In Roma à giorni nostri in Transtevero si vedono dipinti da Balthasar da Siena certi fanciulletti ; page che paiono di stucco, talché hanno gabbato talvolta gl’istessi pittori; I quali essempi con tutti gl’altri che sì leggono della virtù del colorire facilmente si possono ammetter per veri, poiche anco a’ i tempi moderni Andrea Mantegna ingannò il suo maestro con una mosca dipinta sopra al ciglio d’un leone ; & un certo altro pittore dipinse un Papagallo cosi naturale, che levò il canto à un Papagallo vero. E sanno molti che Bramantino espresse in certo loco di Milano, nella Porta Vercellina, un famiglio cosi naturale, che i cavalli non cessarono mai di lanciargli calzi, finché non gli rimase più forma d’uomo . E’l Barnazano, eccellente in far paesi, rappresentò certi fragoli in un paese, sopra il muro, cosi naturali, che gli pavoni gli beccarono, credendoli naturali è veri ; & il medesimo in una tavola dipinta da Cesare da Sesto, del battesimo di Christo, nella quale fece i paesi, dipinse sopra le erbe alcuni ucelli tanto naturali, che essendo posta quella tavola fuori al Sole, alcuni ucelli gli volarono intorno credendogli vivi & veri; la quale si truova hora appresso il Sig. Prospero Visconte, cavalier milanese ornato di belle lettere. Mà superfluo è quasi l’andar raccogliendo queste minimè meraviglie, essendo di gran lunga maggior maraviglia del colorire; poiche rappresenta la differenza trà ciascun animale, se è terrestre, aquatile, ò volatile, è distingue gl’uomini di ciascuna regione; & ancora nell’istesso huomo mostra le passioni dell’animo, è quasi la voce istessa, mostrando le sue complessioni, come sè naturalmente fossero. E trà gli elementi mostra i lucignuoli, le fiamme, l’acque, i fonti, le nubi, i lampi, i tuoni & le pietre, & in ciascheduna si contengono quasi tutte le virtù del colorire, le quali tacerò in questo loco, concludendo solamente questo, che tanta è la virtù del colorire, che non vi è cosa alcuna corporale da Dio creata, che per essa non si possa rappresentare come se vera fosse. Et questo vanto che si può dare in questa parte alla pittura, io giudico che sia uno dei maggiori, & più illustri, che si possa dare ad arte alcuna. Oltre che tanto più questa s’inalza sopra le altre, è risplende quanto che per gl’occhi principal senso opera e rappresenta la bellezza e tutte le cose conforme à quanto creò giamai Dio. Nè solamente esprime nelle figure le cose come sono; mà mostra ancora alcuni moti interiori, quasi pingendo, & ponendo sotto gl’occhi l’affettione de gl’animi; & i loro effetti. D’onde s’inferisce che quest’arte giova ancora alla religione; poiche per lei si vengono à rappresentare, non solamente le imagini de’ Santi & Angioli; mà anco dell’istesso Christo, page & di più co’l mezzo della speculatione, dà forma all’eterno Creatore delle cose. Perciò è degna d’essere abbracciata da tutti è riverita, si come cosa data da Iddio, à conservatione, & accrescimento della religione ", è splendor de’ pittori; i quali co’l mezzo delle opere loro rappresentano, & fanno vedere la forza data, & concessaMquest’arte, la quale è tale, & tanta che tutte l’altre arti da lei si regolano, & da lei si ritraggono gl’essempi di far tutte le cose con ordine, con modo, & bellezza; il che senza lei far non si potrebbe; come si può comprendere dalle cose fatte ne’ tempi che questa mirabile arte era perduta. Onde tanto più debbiamo render gratie à Dio, che per infinita bontà ce l’abbia restituita, & fatto gratioso dono à molti pittori che disopra habbiamo in diversi luoghi nominati, di perfetta cognitione, & eccellenza in molte parti della pittura; si che l’hanno fatta risplendere non meno che si habbino fatto gli antichi, è condotta à tanta perfetione, che senza dubbio poco più si può fare di quello che eglino han fatto in quelle facolta che Dio ha concesso loro.

Della necessità del Colorire. Cap. II.

Per essere tempo ormai di colorire il disegno, di cui si è trattato fin qui, & farlo in pittura più perfetta che si potrà; habbiamo in questo libro di trattare de’ colori e delle loro amicitie, & inimicitie naturali, cosi per materia, come per apparenza; et ancora della loro convenienza e come si mescolino insieme e delle misture loro e come siano necessarie in tutte le sorti di dipingere; e finalmente, per le carni che color si gli convenga. Mà in questo trattato non mi stendero à dir minutamente di tutti i colori, mà solamente de i principàli. Perche si generarebbe confusione, oltra che sarebbe anco cosa infinita. Et de’i colori principali toccherò gl’effetti loro, & mescolanze più importanti lasciando di dire per non causar oscurezza massimè non essendo molto à proposito, in qual parte del mondo nascano tutti i colori naturali, & di qual materia si facciano gl’artificiali. Et perche anco le quantità delle mescolanze non si possono intendere (oltra che di numero non vi si troverebbe il fine) farò mentione solamente di alcune principali; perche con l’essempio di quelle l’altre si reggono. Non lascierò però d’avvertire che questa parte di pittura è niente da se senza l’aiuto dell’altri. Mà se tutte insieme s’uniranno insieme faranno vedere cose maravigliose, & mostreranno tutta la forza, & disegno page è più perfettamente l’intentione del valente pittore; non dovi quella confusione, & abbagliamento di colori che per l’ordinario si vede nelle opere de’ goffi, & poco intendenti pittori. Mà pervenire alla necessità del colorire (ilche è mio principale scopo in questo capitolo) dico che senza esso la pittura non si può adempire né ricevere la sua perfettione; perciòche egli è quello ch’esprime perfettamente, & dà come à dir lo spirito à tutte le cose disegnate con la forza de gl’altri generi, è tanto più esse acquisteranno di gratia, & di perfettione, quanto più eccellentemente è con maggior arte saranno colorite. Onde si vederanno per opera, & virtù de i colori con buon giudicio dispensati nelle pitture per essempio in quelle faccie disegnate dolenti nel modo detto quando si è ragionato de i moti, gl’occhi di color pallido, ne i pazzi un color privo affatto di rosso, negl’iracondi il color infiammato, ne’ lagrimosi gl’occhi gonfi di lagrime le rossi, ne’ tristi, & afflitti il color smorto, & tendente al nero; è cosí nell’erbe, fiori, piante, frutti, animali, sassi, panni, capelli, & in tutto il resto dandogli il suo color particolare cavato dal naturale, & ancora dall’imaginatione, secondo le cose dette, è che si diranno intorno à ciò; si faranno vedere tutte le cose del mondo come se naturalmente fossero; esprimendo sino à i raggi solari, le stelle, la notte, l’alba, i tuoni, le nubi, i folgori, le comete, la sera, l’aer sereno le pioggie, i venti, le tempeste del mare con tutte l’altre cose che bisogna ridurre alla perfettione secondo il disegno già fatto dal pittore, con la intelligenza però di quanto si è detto, & dirassi delle altre parti necessarie a quest’arte d’onde si cava la cognitione di dare la chiarezza, e l’oscurezza de i colori.

Che cosa sia colore, è le sue spetie d’onde si cagionino i colori. Cap. III.

Colore come dice Aristotile, è la estremità della cosa giudicata ò visibile in corpo terminato, overo è qualità visibile terminata nella estremità del corpo opaco, [laquale] innanzi che sia allumata, è visibile in potenza, è per beneficio del lume si vede inatto. Percioche il colore, è cagionato dalla luce nel corpo opaco, & spesso, operando insieme le prime qualità. Sette sono le spetie, overo maniere dei colori. Due sono estremi, & come padri di tutti gl’altri; è cinque mezzani. Gl’estremi sono il nero, & il bianco; & i cinque mezzani, sono il pallido, il rosso, il purpureo, & il verde. page Quanto all’origine, & generatione de i colori la frigidità è la madre della bianchezza, & à produrla vi concorre la moltitudine del lume. il calore è padre del nero, & nasce dalla poca quantità del lume è dalla molta caldezza. Il rosso si fa dalla mescolanza del bianco, è del nero. Il violaceo over pallido fassi di molto bianco, è di poco rosso. Il croceo, cioè giallo si fa di molto rosso è poco bianco. Il purpureo, di molto rosso è poco nero; & il verde di poco nero e molto rosso. E tanto doverà per aventura bastare per il fondamento, & origine de’ colori. Ora passerò à trattare della loro materia.

Quali siano le materie, nelle quali si trovano i colori. Capit. IIII

Trà i colori materiali che si usano generalmente à questi tempi se nè hà cognitione di molti, iquali tutti hanno i suoi particolari colori. Et prima quelli che fanno il bianco sono il giesso, la biaca, il bianco, & il marmo trito. Evvi ancora un’altra cosa che à fresco fà restare i colori nel modo che si dipinge quando la calce è fresca: & questa è una delle rare inventioni che sia nella pratica dell’arte, cioè il guscio delle uova tridato minutamente, & con quello mescolare tutti i colori più, & meno, secondo che segli appartengono: & il bianco che non si può sfiorare, tridato minutamente è buono à colorire le carni perfettamente in fresco. I colori che fanno il giallo, sono il gialolino di fornace di Fiandra, & di Alamagna, & l’oropimento oscuro, & l’ocrea, Quelli che fanno il turchino sono gli azurri come l’oltramarino, l’Ongaro, & gli altri; & ancora gli smalti, come quello di Fiandra che è il migliore degl’altri tutti. Quelli che fanno il verde sono i verdi, azurri, il verderame, il verdetto, che si chiama santo mà tira al giallo; & ancora la terra verde, il verde di barildo. Il morello di ferro, & quello di sale fanno il morello, & oltre di ciò il vetriuolo cotto, il cilestro, & l’endico oscuro. Quelli che fanno il rosso sono i due cenapri, cioè di Minera, & artificiale, & la terra rossa, detta maiolica. Il rosso sanguineo lo fanno le lacche tutte; & il ranzato le fà il minio, & ancora l’oropimento arso, il quale si dice color d’oro. E questo è l’alchimia de i pittori Venetiani. L’ombra dele carni oscura è fatta dalla terra di campana, dalla terra d’ombra detta falzalo, dalla terra verde arsa dallo spalto, dalla mumia, & da altri simili. Finalmente quelli che fanno il nero sono l’oglio arso, il guscio page della mandola, il nero di balla, il fumo di ragia; & finalmente il nero di scaglia detto terra nera. Di tutti questi colori, gli artificiali sono solamente il cinabro, eccetto quello di minera, li trè giallolini, gli smalti, il minio, le lache, l’endico, la biaca, il verde santo, il verderame, è quello di barilo . Tutti gli altri sono naturali, eccetto certi colori d’ombra di nero, & altri che servono per acquerelle come l’inchiostro & anco il tornasole, la pasta spinzaurivo, il zaffrano, il bigieto, il bolarminio, con che si mette l’oro, l’ocrea brugiata, è la caligine, che molto si usa per lavorare in secco sopra il muro, & anco sopra le carte. Per acquerella, & per disegnare in carta, per il nero v’è l’inchiostro, la pietra todescha, la terra nera, & il carbone del salce, o del roncagino: per il rosso la pietra rossa detta apisso, laquale era usitatissima da Leonardo Vinci; & per il bianco, il bianchetto, over biaca. Ora come si confacciano i sopradetti colori à tutte le spetie di dipingere sottogiungerò nel seguente capitolo.

Quali colori à ciascuna spetie di dipingere si confacciano. Capit. V.

Perche alcuni colori non si possono adoperare senza la morte loro in tutte trè le spetie di dipingere, che sono il fresco sopra la calce fresca, il lavorar à oglio, & il lavorar à tempera; gl’anderò distinguendo secondo che à ciascuna di queste trè maniere di dipingere si convengono, & si comportano. Et prima quanto al lavorar in fresco de i bianchi si confanno il bianco secco, & il morello di sale de’ gialli chiari, il giallolino di fornace, & di Fiandra con l’ocrea detta ancora terra gialla; de turchini, gli smalti, & gran parte de gl’azurri, massimè Oltramarini, & di verde, il verde azurro, è la terra verde, & e di morello, quello di ferro; di rosso la maiolica; è per ombra di carni, falzalo, & terra di campana; & per nero quello di balla, & di scaglia. Ad oglio si confano, per bianco, la biacca, per giallo, tutti i gialdolini, & l’oropimento co’l vetro pisto; e per turchino tutti gl’azurri et alcuna sorte di smalti; per verde, il verde rame, il verde santo; per morello, quel di ferro, di cilestro, & l’endico, per rosso quanti ce ne sono; de’ sanguinei, tutte le lacche; de’ ranzati il minio, è l’oropimento arso, di color d’ombra tutti i narrati d’essa; & di nero, tutte le sorti. Mà per lavorare à tempera, che si dice ancora à secco, & à guazzo sono buoni tutti i colori. Non tacerò anco d’un’altro certo modo di page di colorare; che si dice à pastello, il quale si fà con punte composte particolarmente in polvere di colori che di tutti si possono comporre. Il che si fà in carta, & molto fu usato da Leonardo Vinci, ilqual fece le teste di Christo, & de gl’apostoli, à questo modo eccellenti, & miracolose in carta . Mà quanto è difficile il colorire in questo nuovo modo tanto è egli facile à guastarsi. Mà del porre in opera con diligenza, & arte i colori per ciascuna sorte di lavorare Bernardino da Campo cremonese ne hà fatto un copioso, & diligente trattato, & lo ha saputo anco mettere in pratica nelle opere sue, fatte con cura grandissima.

Delle amicitie, & inimicitie de’ colori naturali. Cap. VI.

Hanno ancora i colori fra se le loro Amicitie, & inimicitie naturali l. Per ilche veggiamo che se si piglia una sorte di colore e si mischia con un’altra moiono tutte e due insieme si che non si vede segno dell’uno ne dell’altro. Et che ciò sia vero troviamo per esperienza che il giesso è amico di tutti i colori, eccetto che del verderame, la biaca similmente di tutti, ma è nimica del bianco secco. Il bianco secco è solamente amico del marmo, e de i gialli, eccetto di quello di Alemagna. L’oropimento e’l vetriuolo cotto, è amico de gl’azurri, smalti, verdi azurri, terra verde, morello di ferro, Maiolica, falzalo, terra di Campana, carbone, nero di scaglia; mà del grano e de gl’altri è nemico. L’oro pimento è nemico di tutti i colori, salvo che del giesso, ocrea, azurri, smalti, verdi azurri, terra verde, morel di ferro, endico, maiolica, e lacca. L’ocrea è amica di tutti, il gialolino di Lamagna medesimamente di tutti fuorche del bianco secco. L’oro pimento & il Cotto sono amici de gl’azurri, & gli smalti sono amici di tutti. Il verde azurro è amico di tutti, eccetto che del verderame, il verde rame è amico di tutti, salvo che de l’oro pimento, giesso, bianco secco, marmo pesto, verde di barillo, cinabro, & minio. Il verdetto si conface con tutti, eccetto che con l’oropimento. La maiolica, & il minio sono amici di tutti, fuor che’l minio del verderame, del bianco secco, dell’oropimento, & del verdetto. Le terre d’ombra sono amiche di tutti, e parimenti tutti i neri, eccetto l’avolio arso, & il fumo di ragia che si confanno con i colori ad oglio. Si ritruovano page anco altre amicitie, & discordie frà i colori, mà per esser di poca importanza è quasi nulla, le lasciaremo.

Quali colori, & meschie faccino l’un colore con l’altro Cap. VII.

Intorno alla mistura de’ colori non mi stenderò à parlarne distintamente per rispetto di tutte le spetie di lavorare; mà solamente ragionerò di quelle che si appartengono al lavorar ad oglio; dal che si potrà poi cavarne regola per ogn’altra spetie di lavorare; componendo sempre i colori del medesimo colore conforme alla spetie del lavorare, come in fresco in vece di biaca ad oglio il bianco secco. Ne manco starò à trattare la quantità ch’habbia d’intervenire de l’uno, & dell’altro colore che si meschia; perche non è altro che confusione, potendosi conoscere per la similitudine delle mischie che si pigliano di qua lunque cosa nel mischiarle insieme. Laqual apparenza subito insegna la pratica, & la quantità, che si gli deve porre de l’uno, & de l’altro. Però basterà che ricordi solamente, quali siano quelli che si adoprino à far qualonque colore à similitudine di qual si voglia cosa naturale. Et per cominciare, si truova che la biaca mischiata con la [crea], fà color sbiadato il quale e simile alla paglia, & aiutato dal giallolino, fà la luce del color biondo, è simile al busso: & mischiata con gl’azurri fà color celeste; & parimenti con gli smalti, benché non siano in tutto cosi simili: & mischiata con verde rame fà tutti i colori di foglie d’herbe, come di Salici, olive, & simili smorte; & più soavi, & varie, ponendovi un poco di verdetto. L’istessa biaca mischiata con verdetto fà color giallo, quasi simile al giallolino, & in fresco fà bellissimo effetto, mischiato co’l bianco secco; il che fù inventione di Perino del Vaga. Oltre di ciò essa biaca co’l morel di ferro fà il colore come dell’agata; & con l’indico fà color cilestro, & ancora colore come di safiri, iacinti, e color turchino, benche non molto vivo, co’l cinabrio fà color di fragole mal mature; con color incarnato, come di alcune rose; col falzalo, & altre terre di ombra dette color di terra, fà color di scorze d’arbori, tronchi, legni, sassi, capelli, & simili; & co’l nero fà il color bigio, & di fumo nel secondo grado. I giallolini mischiati con azurri, & smalti, fanno certi colori verdi, iquali si usano molto ne i lontani de i paesi et anco ne’ panni; con l’indico fanno ancora color verde; mà non cosi vivo come con li azurri; ben resta più vivo verde se con page indico è mischiato l’oropimento. Gl’istessi giallolini mischiati col cinabro fanno color di fiamma, & di splendore; gl’azurri, & smalti mischiati co’l verdetto fanno verde oscuro, con la lacca fanno pavonazzo, over morello oscuro, co’l falzalo si perdono; e co’i neri s’oscurano e smarriscono. Il verderame col verdetto fà color verde più vivo, & che tende al giallo; con l’indico fà [colo rperso], e co’l falzalo si perde; col nero s’oscura. L’indico, mischiato con la lacca fà pavonazzo oscuro; co’l nero, e con la lacca fà color di ferro, d’argento: di specchi, di cristalli, di stagno, & di simili massimè se è mescolato co’l nero di balla: & questo effetto de l’indico fanno ancora gl’azurri. Il cinabro, & lacca fanno uno color di fragole mature, di rose, di labra colorita, di rubini di sangue, & di scarlato: & questi medesimi meschiati co’l bianco, fanno il color delle guancie colorite d’una bella carne, & anco di rose chiare. Il cinabro ancora co’l nero, fà color d’ocrea arsa. La lacca e’l minio fanno quasi color di cinabro, & acuiscono il falzalo nelle ombre delle carni, & mischiate con l’azurro, & biaca fanno il color di rosa secca cioè di porpora. Gl’azurri overo smalti, & ancora l’indico mischiato con la lacca, & il nero, fanno i colori del veluto nero; mà mescolati co’l chiaro fanno il rilievo del veluto beretino; & cosi possono far i rasi. L’ocrea con lacca cinabro, & nero fanno il taneto; mà con un poco di bianco si alluma; & mettendo, in loco del nero il falsalo, & in loco del cinabro del nero l’ocrea brugiata, parimenti si alluma; mà senza il falsalo cosi riesce più vivo, & cremesino. Il gialdolino, & il cinabro fanno color di naranzo, si come fa il minio. L’ocrea maiolica, & nero fanno color di falzalo; & tutte queste compositioni si allumano, & tirano à diverse sembianze mentre si meschiano hor più hor meno, con la biaca; d’onde veggiamo che in diverse mischie che si fanno ne i paesi lontani, come ne i monti, & arbori, la biaca si mischia co’l verdetto mischiato con gl’azurri. La lacca mischiata con gl’azurri fà color di viole, & perfetti amori, & ancora fa il morello oscuro, & nelle minute falde massimè ne i rasi: il che lo fa anco con la lacca mischiata con l’indico: verderame, &mischiata co’l verdetto rappresenta le verdi pianure, è gli smeraldi co’i drappi di simili colori, & mischiata co’i colori oscuri alluma, & fà risplendere i diamanti, specchi, armi, & simili, similmente alluma tutti i corpi di che colore si voglia secondo il grado loro chiaro mischiato co’l nero, falsalo, lacca, & endico fa il beretino chiaro, co’l falsalo e nero fà il sariccio; con l’ocrea, e maiolica fà le cime de i monti page o sassi arsi dal sole; co’l gialdolino, & cinabro fa luce della fiamma; si come il gialdolino alluma il fuoco misturato secondo la materia di diversi colori. E queste sono le principali misture de i colori, dalla consideratione delle quali tutte l’altre nascono. Et però si doveranno farsi famigliari, & haver innanzi gl’occhi nelle altre spetie di lavorare.

Della convenienza c’hanno frà loro i colori chiari, & oscuri. Cap. VIII.

E necessaria cosa al pittore l’intendere, & havere perfetta cognitione della convenienza che hanno tutti i colori trà loro in farsi lume, & ombra l’uno all’altro accioché se farà un panno di qualunque colore si voglia, tutti i colori è chiari, è scuri habbiano una sola harmonia, & concordanza, senza che si vedano nel panno giallo ombre rosse, ò ne li bianchi ombre morelle, ò rosse, ò d’altri colori, i quali non gli corrispondano in parte alcuna. Si è adunque osservato con ragioni che il bianco non ha concordanza con altro colore che co’l nero; né da altro può essere ombrato che da quello per essere tutti due estremi de i colori. Il giallolino non può essere ombrato più convenientemente che dall’ocrea, & cosi l’oropimento. Ma quello di Alamagna si come più smarrito ch’egli è, và ombrato di ocrea più smarrita. Gli azurri, & lo smalto ombrano quel color ceruleo, & celeste causato da loro, e dal bianco insieme. Il verde rame anch’egli ombra quella mischia fatta di se è del bianco. Il verdetto, il morello di ferro, & quello di sale, & lo indico ancora ombrano parimenti le sue mischie: & cosi il cinabro, e la maiolica. La lacca ombra il minio mischiata con maiolica; & ombra anco la sua mischia co’l bianco. La maiolica ombra l’oropimento arso: & gl’altri colori, & meschie dette nel capitolo precedente, si ombrano co’i colori da quali sono causati. Mà nel secondo grado l’ocrea vera, che ombra il giallo chiaro, può essere ancora ombrata da l’ocrea arsa, & dalla lacca brutta. L’ocrea arsa, & smarrita è ombrata dal falsalo mescolato con ocrea arsa overo maiolica, o lacca. Gl’azurri, & smalti si ombrano da l’indico, & ancora da nero è lacca insieme. Il verderame dal nero, & anco dall’Indico. Il verdetto dal falsalo; il morello di ferro, & di sale dal nero; il cinabro dalla lacca, & ancora dall’ocrea abrugiata, overo da esso mischiato con nero. Nel terzo grado, il nero, & la lacca ombrano il giallo vero; perche lo smarrito è ombrato dal nero, page & cosi il falzalo, & l’ocrea brugiata sono ombrati dall’istesso nero. La lacca ombra tutte le mischie da lei composte co’l bianco, & ancora co’l cinabro. Finalmente il falzalo ombra tutti i colori più chiari che lui, havendo però sempre riguardo allo smarimento o vivezza sua, come generalmente sempre in tutti gl’altri colori s’hà d’haver riguardo alla qualità del color chiaro che alluma, in quella guisa gli ombra, ilquale dovendo haver corrispondenza co’l bianco, è di necessità che si confaccia co’i mezzi; & con le debite mischie frà loro concordanti di grado in grado.

De i Colori trasparenti, & come si adoprano. Cap. IX.

Per che ci sono alcuni colori trasparenti, come è la lacca, il verderame, & il verdetto che sono colori più privi di corpo che si possano adoperare; quivi si richiede che del modo d’adoperargli si ragioni. Ora lavorando ad oglio usansi questi colori per rappresentar, come se veri fossero, tutti i corpi trasparenti chiari, come sono i carbonchi, i Rubini, & simili; à quali, doppò che sono di meschie finte abbozzate, si che paiono corpi senza il lucido della trasparenza, e sua vivacità, si da sopra la lacca pura netta, & bella; che viene à rappresentare in loro naturalissimasnente i lumi, & le oscurità ancora senza occupargli in parte alcuna, si che da un vetro di fuoco lucido paiono coperte, come sono i veri, & naturali. Et questo nel lavorar à fresco non si può fare, benche si dia il lume, ò ombra della trasparenza, per forza di isegno. Con la medesima via ancora il verderame, & il verdetto avvivano e rappresentano la temperanza de gli smeraldi, & simili materie trasparenti. I medesimi colori si usano ancora per dar il lustro, e la vivacità al raso, & all’ormesino, alterati de i loro colori naturali sopra le abbozzature. Laquale usanza è passata tanto inanzi, che senza risguardo alcuno de i precetti de l’arte, attendendo solamente alla vaghezza, si usa non solamente ne i drappi nominati di sopra, mà ancora ne i panni di falde contrarie, che non richiedono quella trasparenza o vivacità di seta. E non si può hoggimai rappresentar panno alcuno di pura meschia, simile alla lana; ò tela, che non si voglia avelare di colori trasparenti per dargli il lucido. Onde si può dire che l’arte della pittura quanto al colorare sia corotta, massime perche questa vaghezza nelle figure, è stimata tanto che non si può vedere pittura per buona che sia, che senza quella piaccia. E però è grandemente osservata da molti, si page come padri della vaghezza de i colori, de’ quali i piú famosi, & eccellenti hò nominato nel fine del primo libro, non senza honore in questo de i Fiamenghi, de i quali hò veduto certi quadri ad oglio fatti di nuovo in casa del nobile antiquario Giulio Calistano in cui si vede quanto fuggano queste vaghezze di trasparenze; non vedendosi in tutte quelle figure altro che pure mischie che rappresentano il vero. Et in vero che sono mirabili à vedere; e non [mertano] poca lode que’ pittori che gli hanno fatti Gill Mostard, Pier Brugli, Giacomo Grimaldo, Francesco Flor e Martin Henscherch. Mà lasciando questo doverebbesi pur pigliar essempio dal naturale, & vedere se in quello sono queste varietà, é superstitioni d’affettata vaghezza, la quale si vede in molte opere eccellenti di coloro che l’hanno con ogni studio seguita, talvolta anco tralasciata per non confondere con quella il disegno, come si vede chiaro nel colorire de i sopradetti pittori veri padri della pittura, che sono stati nemicissimi di questa corrottella dell’arte: veramente corrottela percioche oltre che non si mostra la forza dell’arte, si commette anco grandissimo errore in usarla molte volte anco contro ogni decoro: poiche non solamente ne’ Santi, mà nell’istesso Christo, è Regina de’ cieli è stata usata, rappresentando in loro lumi e lascivie d’abiti e vesti, che da loro non furono usate mai. Mà per tornar à proposito, sono ancora altri colori trasparenti, i quali si adoprano sopra le abbozzature à dar il lustro à quelle cose che lo ricercano: per ilche si adopera l’aspalto, per dar il lucido à i capelli biondi, e castanei; e parimenti il falzalo finissimo mischiato con la lacca. Le quali cose tutte soleva usar molto Leonardo, Raffaello, Cesare da Sesto, Andrea del Sarto, & altri assai, che furono delicati, & di dolce e soave maniera; si come ancora fù Antonio da Coreggio, Titiano, Gaudentio, & il Boccacino, ilquale veramente fu grandissimo coloritore, & acuto nel disegno, si come si vede nelle opere sue fatte in Cremona sua patria, & in altri luochi, massimè nel veluto, brocato, & damasco confundendogli di diversi colori à loro piacere.

Dell’ordine che si tiene in fare i Cangianti. Cap. X.

Per essere andato tanto avanti l’uso della vaghezza non solo di puri Coloriti; mà ancor dietro alla fila essendosigli aggiunti i cangianti, cioè cangia colori, si come quelli che vengono da la lucidezza delle pietre, non voglio lasciare di ragionar anco di questi; non già perciò che consenta ad alcuni che gli usano fuori di page proposito, mà affine solamente che si adoprino al loco dove si richieggono, come nelle vesti lucide che si danno alle ninfe de i prati, de i fonti, & simili; & ancora à certi angeli i cui vesti si riflettono non altrimenti che l’arco d’Iride. Hora questo è il maggior diletto, & piacere che con colori si possa porgere à i risguardanti; & chiamasi via del far i cangianti, cioè un panno di seta solo, che ne i lumi habbia un colore di una spetie, & nell’ombra uno d’un’altra: con laqual diversità si viene à dar la somma, & ultima vaghezza e leggiadria alla pittura. Et perche à ciò fare gli si ricerca un certo ordine per ridurgli in quanto à loro alla perfetta dilettatione; nè darò alcune regole generali, dalle quali tutti gli ordini dil fargli si potranno cavare, per gli suoi trè gradi. Ora nel primo di quelli il bianco solo per lume s’introduce; nel secondo i giallolini, & mischie particolarmente di bianco con tutti i colori di quella chiarezza; & nel terzo fanno lume tutti i colori che si ombrano dall’oscuro penultimo, & ancora dal nero. E però nel primo grado si terra tal ordine. Prima il bianco si potrà ombrare di sbiadato, gialdolino, ceruleo, verde sbiavo, verdetto mischio, color di Agata chiaro, Cilestro chiaro, incarnato, color di viole, porpora chiara, taneto chiaro, bigio, color flammeo, beretino chiaro. Nel secondo grado questi colori chiari, & mischie chiare, in questo modo si ombrano volendogli dar la vaghezza. Ilche servirà per seconda ombra à’ cangianti rilevati di bianco, per accompagnamento della prima ombra che allo sbiadato fà ombra l’ocrea, il color di Agata, il cilestro, la porpora, il bigio scuro, il taneto, il colore rosato oscuro, il violaceo, l’azurro, lo smalto, il verde, il verdetto, il beretino, il cinabro, la Maiolica, il minio. E cosi ancora fanno ombra à tutti gl’altri colori, che seguono, cioè del secondo ordine. Nel terzo grado fanno ombra à questi colori puri, & mischie, come al colore di Agata l’ocrea arsa, il perso, il pavonazzo, il taneto, il morello di ferro, & quello di sale, l’indico, la lacca, il falsalo, il cilestro, & cosi seguono tutti gl’altri di mano in mano in tutti i modi. Similmente il nero ombra tutti questi, si come il bianco tutti gl’alluma, & massime quelli che hanno conformità con lui; à guisa del nero che parimenti adombra quelli che hanno con lui convenienza. Et di più potiamo comprendere che de i cangianti variati per li detti ordini rilevati di bianco, & di quelli ombrati dal nero se ne possano fare da circa à trè mila cinquecento ottantaquattro sorti, che sono del primo grado; & derivati dalle prime mischie la metà, cioè mille settecento page Novantadue, che sono dil secondo grado, & de’ rilevati di colori puri mà chiari, & mischie della medema scurrezza, di cento vinti otto sorti che sono del terzo grado; dietro à i quali seguono quegl’otto colori oscuri, & doppò il nero, & questi sono i più ordinarij solamente, perche se ne possono ancor far, si come ho detto, de gl’altri; come pigliando sotto il bianco la mischia chiara, ò gialdolino, & quelle mischie, con alcuni delli otto colori oscuri, & farsi ombra d’onde nè risultarebbe varietà grandissima, lasciando in parte i colori chiari di mezzo, come l’azurro il verdetto, il cinaprio; & anco di questi è di quelli puri mischiando co’l nero, si generarebbe grandissima varietà, benché melancolica; entrandovi per mezzo certe mischie nelle unioni che non si potrebbe imaginare ciò che fossero, si come parte però di quelle ancora, de li altri cangianti trà colore, & colore che venerebbono ad essere tirati à sei ò quattro trà l’uno, & l’altro più di cento milia. Et queste sono le vie per le quali il mondo vano, & tutto intento all’apparenza ricercando per gli occhi il diletto de i colori, lascia doppò le spalle la vera sostanza de l’arte, che non hà punto che fare con questi miscugli, & contusioni di colori; con tutto però che molti se nè siano dilettati, & fattosene honore per havergli saputo applicare al disegno, in modo che l’uno colore non faceva concorrenza con l’altro fuor che nella prima vaghezza, ò vivacità, si come è il verde al rosso, il giallo al turchino; mà sempre con diverse mischie, & mezzi accompagnati nel modo che si può apprendere da quel che hò detto di sopra. Però si è veduto che i cangianti del secondo ordine, e del terzo, si come gravi è pieni di maestà sono stati usati da Rafaello ombrando il rosato oscuro co’l morello, & in somma tutti e colori con quelli che hanno familiarità, & convenienza con loro, secondo il modo de cangianti più gravi. Dallaqual regola tenuta da cosi saggio, & giudicioso pittore, possono non senza scorno ravvedersi dell’error suo quelli che non sanno accompagnar i colori de i panni, mà tragittando da uno estremo à un’altro, come dal primo al terzo grado, senza alcun mezzo che con gratia, & vaghezza gl’accordi, & accoppi insieme gli mischiano, & confundono. Or chi desidera con questi avisi datti di farsi esperto nella cognitione de i cangianti vegga, tutte le opere del princìpal frà tutti i pittori in questa parte Gaudentio, come gli Angeli dipinta sotto la turvina, ò tiburio, di Santa Maria di Serono, è quivi in Milano in Santa Maria delle Gratie nella capella di Santa Corona; dove si veggono Angeli per il più page vestiti di cangianti mirabili; & in Valtellina in Trahona, e à Morbegno, & finalmente in tutte l’opere sue si scuopre la sottigliezza del suo ingegno in penetrare questa convenienza de’ colori; tanto che non è possibile à fare cangianti più vaghi, più naturali, né meglio accompagnati con l’arte, è co’l disegno. Oltre Gaudentio vi sono stati anco molti altri in questa parte eccellenti Cesare Sesto, Titiano, Perino il Pordonone, & altri, benche i migliori sono stati i sopradetti. Mà frà tutti diligentissimo osservatore nè è stato Francesco Mazzolino, & massimè nei panni mischi iquali sono perciò tenuti in grandissimo conto perche non occupano ne ingombrano la vista. Perciò conchiudo che chiunque nel fare i cangianti non scuoprirà, & caminerà per le orme segnate da i sopradetti sia sicuro che altro non sembreranno i panni loro, che pietre machiate di diversi colori, fatti per dilettar gl’occhi.

De gl’effetti che causano i colori. Cap. XI.

Perche tutti i colori hanno una certa qualità diversa frà di loro, causano diversi effetti, à chiunque gli guarda; ilche da una loro inimicitia interna per la quale sono causati è generato secondo la dotrina di Aristotile. Delche io nè farò qualche mentione, la quale servirà per base à ciò che si ha da dire più oltre; perche ci farà conoscere la causa perche non si conviene un colore appresso un altro, è poi con uno altro bene starà, & simili altri particolari che si toccheranno poi. Or per cominciare, troviamo che i colori neri, lucidi, terrei, plumbei, & oscuri generano per gli occhi nell’animo, riguardante della qualità loro la quale non è altro che tristezza, tardità, pensiero, melancolia, & simili. I colori nerei, verdi, di color di zaffiro, alquanto rossi, ò oscuri, di color di oro mischio con l’argento, cioè flavo, rendono soavità, & giocondità. I colori rossi, ardenti, focosi, o flammei violacei, purpurei, & di color di ferro ardente, & di sangue causano spirito, acutezza nel guardare, & quasi inducono fierezza, & ardire svegliando la mente per l’occhio non altrimenti che il fuoco. I colori d’oro, gialli, & purpurei chiari, & piú lucidi fanno l’huomo intento nel guardare, & rendono gratia, & dolcezza. I colori rosati, verdi chiari, & alquanto gialli rendono piacevolezza allegrezza, diletto, & soavità. Il color bianco genera una certa semplice attentione quasi più melancolica che altrimenti. Ultimamente tutti gli colori meschi, & diversi frà di loro, danno vaghezza, page varietà, & quasi inducono ne gli riguardanti copia di bizarria, & queste sono le qualità de i colori per lequali nel compartirle, bisogna haver consideratione come si è detto, acciò che non facciano terremoto insieme, & confondano gl’occhi. Mà come vadeno compartiti nelle historie, & per tutte le opere si dirà più brevemente, & chiaro che si potrà, nel libro della pratticha, mà trattiamo hora delli colori usati da gli popoli antichi.

Del color nero. Cap. XII.

Solevano gl’Atheniesi, quando accadeva loro qualche sciagura vestirsi di color oscuro, e i Romani rappresentavano il suo dolore, & la sua mestitia con simili vestimenti, talmente che si legge che anco per la morte d’un pesce ch’egli aveva in delitie, Crasso una volta si vesti di bruno. La onde si come riferisce Marco Tullio nell’epistole scritte ad Attico, coloro che in tal habito corotto fosse voluto andare à i conviti allegri erano gravemente ripresi. Scrive Platone nel Timeo che le donne di Dannia continuamente si vestivano di nero, & quelle dimandavano infame. I Licij vestivano parimente di nero una vesta di Donna; acciò che ne i suoi travagli quanto più presto la potessero poner giù per vergogna, si come scrive Valerio: & non era gran fatto dissimile quel abito da quello che à nostri tempi ancora si usa da alcuni quando gli moiono i parenti che volgarmente si dimanda gramaglia. In molti luochi della Sacra Bibbia il nero dimostra, & è symbolo d’infelicitade Aristobolo disse che tutti gl’Egitti parevano pazzi per che gli vidde vestiti di nero, e però voglino alcuni che il nero sia segno di furia, & di pazzia; perciò che, come affermano i Fisici, i pazzi, & furiosi sono da cholera nera mossi, & soprapresi. Scrive Virgilio nel terzo dell’Eneide, che alle tempeste si come apportatrici di tristezza, & di morte si sacrificavano le agnelle nere. Terentio dice essere di pessimo augurio il can nero. Alli Dei infernali si sacrificavano le vittime nere. I Persi vestivano di nero i suoi giuocolari, & pazzi, acciò che fossero schifati. Le donne de i Cimbri doppò la distruttione della patria loro, si trovarono tutte vestite di nero. Pitagora soleva dire che’l nero appartiene alla natura del male; & tale lo tiene Ovidio nelle sue maledittioni, & e cosi Oratio, Marco Tullio, & Apuleio nella magia. Aletto, & l’altre furie infernali si rappresentavan nere, secondo Virgilio nel Settimo; page & cosi la Sfinge, & trà tutte l’Arpie la pessima Celeno. Non per altra cagione il Diavolo, se non per certa inchinatione che il nero sia cosa trista, da gli pittori si dipingie nero; & i poeti chiamano la morte oscura; & Aristotile dice che solo il nero non si può tramutare, per il che si tiene anco che significhi, stabilità, & etiandio ostinatione. Mà finalmente come dirò nelle significationi de i colori il nero, & gl’altri colori tutti significano male, & bene secondo che sono disposti come si deve.

Del color bianco. Cap. XIII.

Il color bianco perche è facile à ricevere ogni mistura, significa simplicità, purità, & ancora altezza come alcuni dicono. Di lui scrivendo Virgilio nel Sesto ne veste i sacerdoti casti, i buon poeti, & gl’huomini d’ingegno, & della patria difensori. Però Persio dice che l’huomo bianco è interpretato buono e puro. Numa Pompilio che nacque con la barba bianca, & Tito Tarquino furono buoni re. Trà le dodeci insegne regali de gl’antichi Romani la sedia si come pura era bianco, & terso avorio. Aristandro come ben si conveniva à sacerdote puro, & casto si vesti di bianco manto per fare oratione à i Dei, in quel grandissimo apparato che faceva Alessandro contra Dario. Volendo mostrar la purità, & candidezza sua verso il marito usavano le vedove Greche, come attesta Plutarco allegando Isocrate, di vestirsi di panni bianchi lavati. Cosi le antiche matrone Romane si ponevano una benda bianca in capo, per denotar parimenti la loro simplicità. Gl’antichi Egittij, solevano involgere i lor morti (come anco solevan fare alcuni altri, secondo che scrive Svetonio di Nerone, in manti bianchi, mostrando per ciò il corpo essere ridotto al fine della vita essendo privo dell’anima; & questa usanza era commune con molti altri popoli, si come se ne cava in molti luochi da Servio, Virgilio, & Ovidio. Et ognun sà che gl’Ebrei cosi solevano sepelire i morti; poi che cosi anco si legge nelle Sacre scritture, che fù Christo sepolto. Ne i sacrificij di Cerere vestivano i sacerdoti d’habiti bianchi. Et in vestimenta candide come neve apparvero gl’angeli sopra il monumento di Christo per dimostratione d’allegrezza, & Santo Luca vestito di bianco, apparve à Santa Maria di Tripoli. La fede per esser pura, come frà gl’altri dice gentilmente Oratio in una sua canzone che scrive alla Fortuna, si chiama velata di bianco e candida. Le corone de gl’antichi Re page erano d’una fascia bianca. Onde si legge che Alessandro Magno si levò di testa il diadema bianco per medicar la ferita di Seleuco, & gl’antichissimi sacerdoti d’Egitto seguendo il precetto di Pittagora ne i sacrifici, purissimi habiti di lino candido usavano, laqual usanza passò secondo alcuni à gl’Hebrei, ove come dice Gioseffo nel sesto della Guerra Giudaica i Sacerdoti, purgandosi d’ogni vitio, vestiti di lino al tempio, & all’altare andavano. Santo Girolamo nel libro delle vesti di Fabiola dice, che la toga lunga sino à i piedi il superhumerale detto horario, la cintura, & la tiara erano habiti di puro lino; & similmente si coprivano di bende di lino il capo secondo Ezechiello. Cicerone dice che l’habito candido à Dio specialmente conviene. Onde Santo Silvestro Pontefice rifiutando la mitra pretiosa di Costantino si contentò d’una candida, & trapunta. Finalmente che questo colore denoti purità, si conosce non tanto dalle cose addotte quanto dall’habito, & portamento con cui vediamo tutto di i nostri sacerdoti andar à l’altare, ilqual è di puro, & schietto lino di candido colore; nellaqual guisa anco sono vestiti quelli che servono al tempio, come i chierici; usanza tutta cavata da gl’Hebrei. Perciò che leggiamo, candide vesti in Aron Sacerdote, ornate di pietre preciose, di ricami d’oro diversi, con sotto a i lembi campanelle, & granati, attacati, & simili cose, per farsi sentire, entrando nel Santo luoco. Sonovi ancora alcuni, che dicono, il bianco denota biasimo, perciò che i Giudei vestirono di questo colore Christo per maggior biasimo, & scorno; & è solito di darsi un baston bianco in mano à i pazzi, & vituperati, onde gl’istessi Giudei diedero perciò la canna bianca in mano à Christo. Et di qui Livio nel nono libro fà mentione d’uno essercito di Sanniti il qual era fregiato con una linea bianca, per mostrar ch’era essercito di soldati nuovi, cioè senza alcuna gloria. E per l’istessa ragione i servi ch’erano venduti da gl’antichi Italiani, in segno che non erano suoi, con piedi bianchi venivano in publico. Altri han voluto che’l bianco sia segno d’allegrezza; perciò che gl’Atheniesi nelle solennità de gli spettacoli del quinquertio, come scrive Luciano nelle lodi filosofice, si vestivano tutti di puro bianco, ne poteva alcuno con altro color esser presente à spettacoli. Cosi la Chiesa nostra catolica doppò la Resurrettione di Christo tutta trionfante si veste di bianco; e gl’angeli prima doppò la Resurrettione, in segno di allegrezza si diedero à vedere in una veste bianchissima Christo istesso parimente quando volse mostrare, & dare un segno della beatitudine page celeste à i tre discepoli suoi si trasformò mostrandosi à quelli in veste candidissima. Frà gli antichi appresso alcuni popoli era il bianco tenuto color tristissimo, vile, di nissuna stima; per il che, come scrive Vegetio, i soldati nuovi, & inesperti vestivano di bianco ond’erano detti candidati; in segno che non havevano per ancora imbrattate le mani onorevolmente del sangue del nimico; & portavano un scudo bianco per dimostrare che erano pieni di lode, & d’onore acquistato in guerra; però Virgilio chiama scudo senza gloria di colui che haveva lo scudo bianco, imperò che era usanza de’ valorosi capitani di scrivere sopra gli scudi i suoi generosi fatti in guerra, come leggiamo d’Epaminonda, & Otstriade iquali morendo scrissero sopra i suoi scudi le vittorie da loro gloriosamente ottenute.

Del color rosso. Cap. XIIII.

Il rosso, che denota vendetta, si adoperava ancora appresso gl’antichi, da ricoprire i cataletti ne gli quali erano riposti quelli che valorosamente havevano combattuto, come si legge in Homero, & in Virgilio; & à questo essempio usiamo noi pittori di vestir di rosso, o almeno dar il manto a quelli che morirono per la fede di Christo, in segno del loro martirio; & sangue sparso. In campo Martio à Roma, quelli che ne i comitij dimandavano i Magistrati per dimostrar l’animo loro invitto nelle fattioni della guerra per la patria si vestivano di velo rosso trasparente acciò che le piaghe loro si potessero vedere più facili. Onde conseguivano per tal dimostrationi di animosità le dignità, & gl’honori che procuravano. Di questo colore gl’antichi Lacedemonij vestivano i suoi soldati Tironi, come riferisce Plutarco; quando gli mandavano in campo; acciò che non si perdessero d’animo vedendo il loro sangue sparso. I Troiani usavano di portare i saioni, & vestimenti rossi. Homero nel terzo della Iliade fa portare à Paride sopra l’elmo i pennacchi rossi; la cui usanza ancora i Romani seguirono per mostrarsi à gli nemici più horribili, & spaventosi; mà i capitani portavano sopra la corazza un vestimento di veluto o raso cremesino, & parimente il vessillo che si portava quando l’Imperatore presentialmente si trovava in campo era di color di porpora con le franze d’oro, la qual porpora è color poco differente dal rosso. Di questo medemo colore i capitani trionfanti quando andavano in Campidoglio, come scrive Plutarco nella vita di Paolo Emilio; page andavano vestiti, & adorni; & questo era proprio colore de gl’Imperatori, & de’ Rè, come da tutte l’istorie si cava tornando al puro rosso si legge che Diana, & Venere usavano gli stivaletti rossi; & Eleno commanda ad Enea, che nel sacrificare si copra il capo con un manto rosso. Et cosi Anchise in sacrificando havea il capo coperto di rosso. L’antiche vergini vestali, per mostrare alla lor Dea l’affetto, & ardente dispositione che havevano in servirla senza intermissione alcuna conservavano di continovo nel Tempio il fuoco acceso; cosi i Cardinali vestono di rosso per dimostrarsi sempre infiammati di amore, & di carità. E mi ricordo d’haver letto che à Roma gl’antichi Sacerdoti Salij vestiti di rosso saltavano in honore del Dio Marte. Et finalmente che’l rosso significhi animosità, si vede anco ne gl’animali che fuggono il rosso; come il Leone, che tutto si spaventa vedendo il fuoco, & che similmente inanimisca gl’uomini alla virtù, alla magnanimità, & al valore lo mostra l’aurea fiamma in forma d i stendardo cremesino di seta, discesa dal Cielo miracolosamente per i Rè di Francia.

Del color Pavonazzo. Cap. XV.

Il color morello o pavonazzo che veramente significa quello che altrove si e detto, secondo alcuni altri denota dispregio di morte per amore, mostrando come dicono una certa pazza animosità per la lacca color di sangue mischiato con color azurro, onde si compone l’uno colore mezzano trà Giove, & Saturno, il primo de’ quali per Marte mostra l’animosità, & la pazzia, & l’altro, per scuro mischio certa sorte di consideratione, mà ostinata, nellaquale, stando pazzamente al fine si conduce. Mà se ciò fosse vero senza dubbio i Vescovi, & altri prelati, à certi tempi non se ne vestirebbero in segno del grandissimo amore che portano alla santa Chiesa, & del desiderio che tengono di servirla, & ampliarla, ne manco Cardinali, & gl’istessi Pontefici à certi tempi determinati userebbero d’ornarsi di manti pavonazzi, come fanno. Talche si comprende chiaro che falso, & assurdo è cotal significato attribuito da costoro à questo colore.

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Del colore giallo Cap. XVI.

Il giallo perche denota speranza certa di godere, hà causato che alcuni gli hanno assignato il significato di desiderio, & letitia. Fù da gl’antichi tenuto di ottimo augurio, come si mostra per il pico ucello Martiale, che hà la maggior parte delle piume di questo colore, d’onde se ne soleva pigliare maggior speranza che di tutte l’altre cose. Per questo colore gli Atheniesi chiamarono l’aurora speranza, per rinovarsi Caronte di giorno in giorno, benche vecchio, gli furono assignate le vele gialle, e di color d’oro, come dice Homero. Le Romane nuovamente maritate usavano per ornamento del suo capo un velo detto come si legge in Virgilio nel primo, Flamineo a pervenuto di tal colore per mostrar la speranza che havevano di generar figliuoli. Appresso alcuni ancora il giallo vuol dire signoria, per il primo loco che tiene l’oro di tal colore frà tutti gl’altri metalli. Onde le vesti, gli scettri, le corone de gl’Imperatori, & de i raggi si adornano di cotal colore over metallo; & cosi le mitre, i troni pastorali, Domini, chiari, pivviali, & simili al Santissimo Padre si adornano, & ricamano con oro. Finalmente la Chiesa militante, sposa del nostro Salvatore, si veste con un vestimento d’oro fino, & precioso tolto da David ne’ i Salmi ove dice che la Regina stava dalla parte destra in vestimenta d’oro; & in segno di Giustitia, i troni, & le sedie de’ Papi, & de gl’Imperatori si fanno d’oro, per ilche se gli dà ad intendere che debbano sedere, & governare giustamente.

Del colore verde. Cap. XVII.

Io non voglio restar di dire per quali ragioni alcuni vogliano all’incontro, che il verde che denota speranza, significhi il fine delle cose, perche in ogni modo quantunque anco ciò non fosse vero, nientedimeno il pittore verrà à cavar non poca utilità da cotali ragioni, le quali contengono molte cose appartenenti alla cognitione de i riti; & delle religioni antiche. Ora, considerando primieramente questi tali quell’antico costume de i Sacerdoti di offerire sopra ’altar di Dio le facelle accese confitte in un legno verde; delle quali poiche erano in tutto arse non rimaneva finalmente altro che quel verde legno in cui erano confitte, quale usanza è passata in parte sino à giorni nostri; poiche i doppieri di cera sogliono molte volte esser fregiati in fundo di color verde, Virgilio in page confermatione di questa opinione sopra il sepolcro di Polidoro pone velami verdi; & inducendo Andromache à sacrificare all’ombra d’Ettore suo marito, fà che cuopre di verdi cespugli il sepolcro; & in altro loco dice che Iuturna per la morte del fratello Turno antiveduta da lei avvolse il capo d’una verde benda. Gl’antichi in segno che’l tempo mette fine ad ogni cosa creata gli legarono il capo di verde benda; & truovasi scritto che le sepolture de gl’antichi si adornavano di verde appio; e di questo si coronavano i poeti vincitori nel cantare à prova sopra i morti. Vitruvio ancora dimostra che l’inventione del capitello Corinthio è venuto in uso da l’ornar i morti di verdi herbe, & fiori. Trovasi ancora che nella sepoltura di Tullio la figliuola di Cicerone, fu ritrovato uno smeraldo che si dice haver già havuto nelle mani Isabella Gonzaga da Este Marchesana di Mantova; il che ci fà argomento esser vero che gli antichi Persi usavano anch’essi gli smeraldi nella morte delle mogli; e che con quelle le sposavano, e con quelle le ponevano nella sepoltura. Plinio, nel quinto del vigesimosettimo libro ragiona anch’egli di questo uso di sepelire, & adornare le sepolture di color verde; e di porvi lo smeraldo, la dove parla della sepoltura del Re Hermia. E finalmente secondo Servio le antiche matrone caste coprivano di color verde le loro carrette. Mà à queste ragioni si potrebbe addurne molte più in contrario, & provare che propriamente il verde altro non significa che speranza; mà per essere questa cosi sottile investigatione de’ significati dei colori poco appartenente al proposito nostro, la tralasciaremo.

Del color turchino. Cap. XVIII.

Il turchino o vogliam dir azurro oltre l’altre sue significationi, denota elevation di mente, & ancora fede, & zelo, come dicono i Francesi. Fù della vergine Maria usato negli habiti suoi sino nell’istessa passione, & morte del figliuolo. L’usarono parimenti gran parte de gl’Apostoli. Et Christo istesso si dipinge co’l manto di questo colore. Cosi si rappresenta Iddio Padre, per esser l’azurro piú conforme al celeste di tutti gl’altri colori. Santo Gregorio volse, & ordinò che i Sacerdoti dimandati Frati Crosachieri d’habiti di tal colore si vestissero. Et Iside antichissima dea appresso gl’Egittij, come scrive Platone, havea i suoi

Sacerdoti con habiti, & ornamenti turchini; accioche riguardando le genti in loro, alzassero svegliati da questo colore le loro menti al Cielo. page Persio nella sua prima Satira, parlando delle vesti di color ianthino mostrò ch’egli è di persone solamente che aspirano à cose grandi. Et Cicerone usò talvolta di vestirsi di questo colore volendo dimostrar che la mente sua si alzava molto. Leggesi in Ester che il Ré Assuero havea tutte le camere adobbate di turchino, per mostrare i suoi alti pensieri. E finalmente si legge che i primi Sacerdoti Ebrei portavano le toghe lunghe sino à’ piedi, di color giacinto con le maniche longhe; & cosi entravano nel superhumerale, da gl’Hebrei detto Ephot, accompagnati dalla grana, & bisso ricamati di pìetre ianthine, & zaffiri; che non significano altro che divotioni. Per ilche deve essere posto nel vestimento del gran Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedech che è Giesù Christo. Onde Gieremia, ricordando l’eccellenza del servitio di Dio, assegnò la bellezza del Sacerdote al safiro, & Tobia vecchio vedendo in spirito le muraglie del paradiso in forma di Città, diceva che le sue porte erano fabricate di pretiosissimo safiro. E Santo Giovanni nell’apocalissi, dice il medemo, volendo dimostrarci il suo grandissimo prezzo, & valore.

Di alcuni altri colori. Cap. XIX.

Era usanza de gl’antichi Rè di Troia di vestirsi de i colori de i giorni che corevano; & i principali baroni del regno, & cavalieri di guerra solevano il primo dì di Genaro ornare i loro scudi del colore di quel giorno nel quale dovevano venire à battaglia. Però il giorno del Sole vestivansi di color d’oro, il giorno della Luna di color d’argento, quello di Marte di color rosso, quello di Mercurio di color azurro, quello di Giove di color verde, quello di Venere di color di porpora, & quello di Saturno di color nero. I medesimi antichi nelle feste solenni di ciascun mese, dalle cerimonie che in quelle usavano havevano distinti vestimenti, & ornati di appartati colori. Nel mese di Genaro, vestivano di bianco, di Febraio, di bertino, di Marzo, di taneto, di Aprile, di verde oscuro, di Maggio, di verde chiaro, di Giugno, d’incarnato. Al Luglio, di rosso. D’Agosto, di giallo. Di Settembre, d’azurro. D’Ottobre, di violetto. Di Novembre, di porpora. Et di Decembre, di nero. Gl’Aggragri di Siria, hanno per costume di tingersi la faccia di diversi colori; & trà loro più nobili sono tenuti quelli che hanno meglio divisato i colori; & de i capelli, & delle carni. La gente del paese di Sebastria, si aviluppano page la testa di colore rosso, per essere conosciuti differenti di religione da gl’altri, iquàli se la aviluppano di bianco, si come i Christiani. Et parte anco di loro portano il turbante azurro, & i Giudei lo portan giallo. Le cortine del Tempio di Salomone furono di color di giacinto, di porpora, e di cremesino, & tale medesimamente furono le tende i veli, & le cortine del Tabernacolo di Mosé. Quando Assuero Rè de’ Persi fece il convito à tutti i principi, & signori, nel grandissimo apparecchio havea alla entrata del giardino le tende, & il padiglione di color dell’aere, con le corde di bisso attaccate à le colonne di marmo. I Romani haveano per costume di farsi portare le loro insegne reali da personagi che haveano le Toghe fatte di diversi colori, come usavano anco ne i trionfi, d’haver il carro trionfale guidato da quattro cavalli bianchi. E trà loro Camillo, come narra Tito Livio, & Plutarco, usò la carretta d’oro, & portò la corona d’oro di molto valore. Gl’habitatori delle Isole Baleari portavano distintamente le vesti loro chiuse con alcuni bottoni d’oro grossi, iquali furono usati medesimamente da Catone, & da Cesare. I Frigi incominciarono poi ad usare le stringhe fatte di diversi colori. Attribuirono ancora gl’antichi l’argentino à Venere, & gli disegnarono la caretta d’avorio per mostrare qual sia il proprio colore de i dolenti, & sospirosi; & la verga del Dio de gl’horti la rappresentarono rossa, & infiammata, per spaventar de gl’uccelli, che non venissero à beccare il frutto della sua generatione. Ora benche molte altre cosette ci restarebbero da dire intorno à i colori non dimeno io farò qui fine massimè havendo accennato à mio giudicio tanto che basti de i veri costumi delle genti ne i portamenti de i colori. Mi riservo però di dichiarare nella pratica, dove si descenderà à trattare de i particolari colori de gl’elementi, in qual modo si habbino da comporre le carni, si che rappresentino le figure simili à qualunque naturale si vuole.

Il fine del Terzo Libro

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